Collezione paleontologica della Grotta di San Teodoro

UNIME-MF

Dati generali

ID collezione
1474
Identificatore
UNIME-MF
Acronimo
MEMF-GST
Consegna
IV
Nome
Collezione paleontologica della Grotta di San Teodoro
Autore
Non indicato
Descrizione
La collezione di reperti fossili plio pleistocenici è stata realizzata mediante campagne di scavo effettuate in collaborazione con la Soprintendenza dei Beni Culturali di Messina, l'Università degli Studi di Messina, la Provincia Regionale di Messina e il Parco dei Nebrodi, diretti dalla Prof.ssa Laura Bonfiglio con la collaborazione della Dott.ssa Gabriella Mangano e di studenti in tesi.
Descrizione in inglese
Non indicato
Parole chiave
Palaeoloxodon mnaidriensis, Hippopotamus pentlandi, Cervus siciliae, Crocuta crocuta spelaea
Parole chiave in inglese
Palaeoloxodon mnaidriensis, Hippopotamus pentlandi, Cervus siciliae, Crocuta crocuta spelaea

Classificazione e copertura

Tipologia
paleontologica
Regno
Animalia
Taxon
Animalia
Copertura temporale
I primi scavi risalgono al 1982 fino agli ultimi nel 2006. L'età invece degli esemplari vanno da 200 mila anni fa a 32 mila.
Formazione
2013
Copertura temporale stratigrafica
Depositi continentali lacustri e di grotta
Copertura spaziale
Sicilia nord orientale, Messina, Acquedolci

Consistenza e conservazione

Dimensione
150
Stima del conteggio
Non indicato
Tipi
si
Stato di sviluppo
aperto
Materiale determinato
tutto
Stato di catalogazione
tutto
Livello di indagine
inventario
Stato di conservazione
5 - Esemplari inseriti in collezione ma con curatela incompleta
Stato di conservazione minimo
Non indicato
Stato di conservazione massimo
Non indicato
Data di valutazione
21/09/2026
Modalità di conservazione
Non indicato

Accesso e documentazione

Uso
didattica, ostensione, ricerca
Accesso
Al momento tutta la collezione è fruibile previa prenotazione.
Accesso in inglese
Non indicato
IPR
Vanno concordati con la Direzione del Museo.
IPR in inglese
Non indicato
Proprietà
proprietà Ente pubblico territoriale
Dettaglio proprietà
Non indicato
Sito web
Apri il sito web
Bibliografia
Non indicato
Note
LA GROTTA DI SAN TEODORO
è una pietra miliare per la paleontologia e la preistoria della Sicilia, anche per il prestigio dei ricercatori che per primi vi hanno condotto ricerche. Fin dalla seconda metà dell'ottocento furono individuate un'unità superiore, contenente resti di pasto e numerosissimi manufatti litici epigravettiani, e una unità inferiore con resti di mammiferi endemici pleistocenici. Ancora maggior interesse è stato suscitato dal ritrovamento in tempi più recenti di ciò che resta di sette sepolture risalenti al Paleolitico superiore.
La grotta, molto suggestiva anche per le sue notevoli dimensioni, si apre su una scarpata modellata su calcari giurassici che delimita un ampio terrazzo tardopleistocnico al cui margine interno, alla base della parete carbonatica, si estende un deposito lacustre pleistocenico caratterizzato da resti di ippopotamo. Nell'area di Acquedolci sono state rinvenute diverse associazioni faunistiche che complessivamente rappresentano tre fasi della preistoria siciliana collocabili tra 200 mila e 11 mila anni fa, e attraverso le quali si sono succedute diverse condizioni ambientali.
I depositi con ippopotami
Lo scavo di sette trincee di profondità, variabile da pochi decimetri fino a 6 metri, ha consentito il recupero di numerosi resti di ippopotamo, alcuni dei quali ancora visibili in posto. I sedimenti sono prevalentemente siltosi e contengono in prossimità della scarpata detriti anche grossolani provenienti dalla parete rocciosa. I resti fossili estratti a migliaia e oggi custoditi presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Messina, sono in massima parte elementi scheletrici dell’ippopotamo endemico siciliano Hippopotamus pentlandi. Gli individui d'ippopotamo, rappresentanti tutto l'arco dello sviluppo ontogenetico della specie, sono accompagnati da scarsi resti di orso, cervo, lupo, tartaruga e uccelli. Lo studio dei resti suggerisce l’antica presenza di un bacino lacustre e che probabilmente si estendeva verso nord sull’ampio terrazzo. Migliaia di resti di ippopotamo sono custoditi presso il Museo della Fauna di Messina. Gli scavi di Acquedolci hanno chiarito che i numerosi depositi a ippopotamo presenti in Sicilia alla base di pareti carbonatiche sulle quali si aprono grotte fossilifere non si sono originati per svuotamento delle grotte, ma per l’esistenza di falde acquifere e di bacini alla base dei massicci carbonatici. L’unico dato cronologico finora disponibile per gli ippopotami di Acquedolci proviene da una datazione geochimica che ha fornito un’età di 200.000 ± 40.000 anni dal presente.
I recenti scavi nella grotta Il suolo della grotta non conserva resti del Paleolitico superiore e gli scavi recenti hanno testimoniato solo l’unità più antica. Sono state scavate due trincee per un totale di circa 30 m3, una porzione molto piccola rispetto al volume dei sedimenti fossiliferi presenti. I caratteri della ricca associazione faunistica sono originali e inediti per un ambiente insulare. In ambedue le trincee sono stati rinvenuti resti del cervo Cervus elaphus siciliae, del bue selvatico Bos primigenius siciliae, del bisonte Bison priscus siciliae, del cinghiale Sus scrofa, dell'elefante un tempo attribuito alla specie Palaeoloxodon mnaidriensis, dell'asino selvatico Equus hydruntinus, la iena _Crocuta crocuta spelaea, del lupo Canis lupus, e la volpe Vulpes vulpes. Dalla setacciatura e cernita dei sedimenti sono stati estratti resti di roditori, che comprendono arvicola (Terricola ex gr. savii) e topo selvatico (Apodemus sylvaticus), e uccelli, tra i quali falco (Falco columbarius, F. tinnunculus), coturnice (Alectoris graeca), un galliforme attualmente rappresentato in Sicilia dalla sottospecie endemica Alectoris graeca whitakeri, quaglia (Coturnix coturnix), colomba (Colomba livia, C. oenas), beccaccia (Scolopax rusticola). Sono inoltre presenti resti di riccio (Erinaceus europaeus), di insettivori (Crocidura sicula), di pipistrello, di lucertola, molluschi terrestri e semi. La datazione di un livello di concrezione con il metodo 230Th/234U ha fornito un’età di 32.000 ± 4.000 dal presente, coerente con i dati stratigrafici e paleoecologici.
La varietà di taxa riconosciuti nella grotta di San Teodoro, riconosciuta grazie alla scrupolosa raccolta di resti, permettono di ipotizzare trattarsi di una tana di iena e la prima segnalazione di un tale contesto in ambiente insulare. La scrupolosa raccolta dei resti di piccoli mammiferi e molluschi nei depositi di provenienza dei resti dei grandi mammiferi e la dettagliata ricostruzione stratigrafica hanno permesso di ipotizzare uno dei primi esempi in Europa per questo tipo di ambiente. Gli elefanti di San Teodoro sono probabilmente gli ultimi sopravvissuti in Europa occidentale.
Il progetto di fruizione
Fino al 1982 la grotta e l’area circostante appartenevano a privati. Per la spettacolare ricchezza del deposito a ippopotami, nel 1983 è stato proposto un progetto di conservazione in posto dei resti fossili alla competente Soprintendenza di Messina, con l’intento di costituire un museo all'aperto. Dopo l'approvazione dall'assessorato, l’area è stata acquisita dalla Regione Sicilia che l'ha dotata di personale di custodia. La Provincia Regionale di Messina è intervenuta per la realizzazione di una copertura in vetro e una prima sistemazione delle trincee esterne. Per il completamento della struttura sono tuttavia necessarie ulteriori risorse finalizzate a realizzare un adeguato apparato didattico anche presso le trincee interne.
Note in inglese
Non indicato

Istituzione

Nome
Museo della fauna dell'Univerisità di Messina
Tipologia
museo
Identificatore
UNIME-MF
Sito web
Apri il sito web

Località

Comune
Messina
Provincia
Messina
Regione
Sicilia
Indirizzo
Polo Universitario Viale Annunziata
CAP
98100
Nazione
Italia

Contatti